flora intestinale autismo

Sommario

Il ruolo dell’intestino nella sintomatologia dell’autismo

Sebbene la scienza non sia ancora giunta a conclusioni certe, è stata suggerita una connessione fra squilibri dell’intestino e sviluppo/peggioramento della sintomatologia dell’autismo.

Fra il 30% e il 50% delle persone interessate da disturbi dello spettro autistico soffrono di problematiche legate al tratto digestivo, come diarrea, stipsi, dolori addominali e sindrome del colon irritabile. Queste patologie si sviluppano in situazioni di disbiosi, ossia quando si crea uno scompenso fra batteri intestinali buoni, coinvolti in processi importanti come la digestione degli alimenti e la produzione di vitamine, e batteri intestinali nocivi.

I batteri nocivi hanno la capacità di rilasciare metaboliti tossici che possono attaccare l’intero corpo, anche il cervello, soprattutto in presenza di una eccessiva permeabilità intestinale (che è possibile riscontrare in soggetti con DSA): i batteri nocivi fuggono e possono influenzare lo stato mentale di una persona attraverso la produzione di composti neuroattivi. Ecco quindi che, se da un lato i difficili rapporti del soggetto autistico con l’alimentazione (si parla di ‘selettività alimentare’) sono in grado di causare disturbi al tratto gastrointestinale, dall’altro questi ultimi hanno la capacità di esasperare i problemi comportamentali, rappresentando un ulteriore fattore di rischio a cui porre attenzione.

Varie ricerche supportano la tesi di un’interconnessione intestino-cervello-autismo fra cui quella svolta dal California Institute of Technology di Pasadena. Il gruppo di ricerca ha stimolato artificialmente nei roditori l’insorgere dell’autismo e, pertanto, dei sintomi correlati. Accanto alla presenza dei sintomi, sono stati in essi rilevati una maggiore permeabilità delle pareti dell’intestino e l’eccesso di un metabolita, chimicamente simile ad uno trovato in alte concentrazioni nell’urina di bambini con autismo. Introducendo questo metabolita nei topi sani, anche loro hanno cominciato a mostrare sintomi comportamentali tipici della condizione: questo confermerebbe che le sostanze tossiche prodotte dai batteri intestinali nocivi, entrando nel sangue, possono raggiungere il cervello e modificarne il funzionamento.

A seguito della somministrazione ai topi di probiotici, si è osservata una regressione dei sintomi, facendo strada ad un’ulteriore ipotesi sulle capacità che l’introduzione di batteri intestinali buoni ha di migliorare il quadro clinico associato all’autismo.

Autismo e probiotici

Nonostante non ci siano prove certe dell’efficacia dei probiotici nei casi di autismo, è però risaputo che questi microorganismi hanno effetti benefici sulla salute dell’apparato digerente tanto negli adulti quanto nei bambini: così, essi possono essere certamente impiegati per alleviare i disturbi del tratto gastrointestinale di chi è affetto da DSA e, sebbene appunto non sia ancora stato confermato definitivamente, per attenuare i sintomi correlati.

In uno studio realizzato nel 2019 dalla National Yang-Ming University di Taiwan, 71 bambini con autismo fra i 7 e i 15 anni sono stati divisi in due gruppi: il primo gruppo ha ricevuto un placebo, mentre il secondo gruppo un tipo di probiotico, il Lactobacillus Plantarum PS128. Dopo 4 settimane, i bambini che avevano ricevuto i batteri buoni (soprattutto quelli fra i 7 e i 12 anni) hanno mostrato un netto miglioramento della sintomatologia, come la riduzione dell’iperattività e dell’impulsività e una maggiore propensione al contatto sociale. Questo particolare probiotico ha agito efficacemente sul loro sistema psichico, aumentando i livelli di dopamina e serotonina e, conseguentemente, moderando la risposta allo stress. Per i suoi effetti, una terapia a base di questo probiotico sembrerebbe essere di grande aiuto anche per chi soffre di disturbi da deficit dell’attenzione e di iperattività.

Conclusioni sulle possibili relazioni intestino/probiotici/autismo

L’impiego di probiotici rappresenta per chi è interessato da disturbi dello spettro autistico o altre neurodiversità una valida alternativa alla terapia a base di farmaci, spesso correlati a rischi eccessivi. In qualsiasi caso, sebbene si tratti di un metodo all’apparenza privo di effetti collaterali, è sempre bene consultare il proprio medico curante o uno specialista prima di testarne i benefici.

Si ricorda che già una dieta sana e variata contribuisce a preservare l’equilibrio della flora intestinale e, quindi, a mantenere il corpo e la mente in salute.

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